Alla scoperta del Regno di Lho in Nepal

Ora raggiungibile con le jeep

Alla scoperta della regione nepalese del Mustang

Partenza:

Mercoledì 13 Maggio 2020

Ritorno:

Martedì 26 Maggio 2020

Durata: 14 Giorni

Guida: Lorena Pajalunga

Partecipanti: Massimo 12

La guida

Lorena Pajalunga periodicamente conduce viaggi in India e in Nepal, dove a Bodnath, nella valle di Katmandu, è attiva nel sostegno umanitario rivolto ai bambini. Ha maturato negli anni una profonda esperienza nell’ambito dello yoga: diplomata insegnante nel 1989 presso la Bihar School of Yoga di Swami Satyananda a Munger (India) e successivamente presso la Federazione Italiana Yoga, con le sue ricerche ha sviluppato delle forme di insegnamento rivolte ai bambini.

Ha fondato l’Associazione Italiana Yoga per bambini, è docente di yoga per bambini presso l’Università della Bicocca di Milano e da circa 25 anni dirige la scuola Le Filosofie del Corpo. Ha anche pubblicato diversi testi, iniziando nel 2007 con “Gioca Yoga”, e i suoi ultimi scritti sono “Yoga piccolo piccolo al mare” e “Play Yoga, buonanotte amici”. Parla la lingua inglese ed oltre allo yoga, che è la passione della sua vita, ha approfondito diversi interessi culturali tra cui la pittura e la fotografia.

Un breve cenno sul regno del Mustang

Il Regno del Mustang è una regione nel Nepal settentrionale situata a nord dei giganteschi massicci himalaiani del Daulagiri e dell’Annapurna a ridosso dell’altopiano tibetano del Ciangtang, che preserva un raro microcosmo dell’antica cultura tibetana himalaiana.

Grazie all’inaccessibilità e remotezza dei luoghi il lignaggio reale, che conserva un ruolo di autorevolezza e di riferimento rispetto ai valori tradizionali più che di potere effettivo, è rimasto intatto dal 1400 giungendo oggi al 25° discendente di questa nobile dinastia.L’isolamento ha evitato i traumi subiti dalle regioni confinanti: dal passaggio dei Mongoli, alla conquista del Raja di Jumla e al dominio dei Gurkha. La predominanza di monasteri tibetani appartenenti alla scuola dei Sakya sono la testimonianza di legami con il Tibet che risalgono al XIII secolo, quando Sakya Pandita fu nominato tutore del Tibet da Kublai Khan, ed enfatizzano con la loro presenza la mancanza di successive interferenze.

Gli appassionati d’arte trovano a Lho Manthang affreschi originali di stupefacente fattura, che esibiscono rarissimi mandala e figure tipiche di questa esoterica tradizione.Nel passaggio dei secoli la diminuzione delle opportunità offerte dal commercio del sale dal Tibet unitamente al progressivo inaridirsi dei territori trans himalaiani ha contribuito a porre questa regione sempre più ai margini del divenire del mondo, portandolo ad un’economia di sussistenza che ha impedito una crescita demografica. Ma questi fattori fortunatamente non sono riusciti ad estinguerne la cultura, come la storia ha invece testimoniato per i vicini regni tibetani di Shangshung e Gughe. La gente del Mustang, costituita da stirpi Bothia e tibetane, vive della coltivazione della tsampa (orzo) e di pastorizia. Ogni villaggio è essenzialmente autosufficiente; la gente è abituata da secoli a ritenere che nulla e nessuno sarà in grado di offrire un aiuto in condizioni avverse. Ma la durezza della vita non ne ha influenzato il carattere: troviamo un popolo miracolosamente sorridente ed ospitale, dei volti sereni, degli sguardi profondi. Un contributo a questa tranquillità giunge sicuramente dalla forte fede religiosa, immersa in una cultura esoterica che permea ogni cosa, un mondo spirituale dove si intrecciano il potente sciamanesimo himalaiano con il misticismo del buddismo tantrico: due anime fuse armoniosamente in un unico immaginario, i cui diversi tratti sono riconoscibili in modo distinto solo all’occhio di un esperto.

Le figure dei Lama, i simboli ed i rituali forniscono un forte sostegno, proteggendo dalle influenze negative e dai pericoli naturali. Attraggono lo sguardo del visitatore le trappole per gli spiriti fatte con fili colorati e i teschi di animali posti a difesa dell’ingresso di molte case, o le statue falliche che proteggono l’entrata di alcuni villaggi; ma la forza maggiore, che spesso si rivela nello sguardo amorevole di molti anziani, è la potenza del mantra della compassione universale, Om Mani Padme Hum, scolpito ovunque sulle rocce e salmodiato da tutti.

Note tecniche

Il Mustang, aperto al turismo dal 1992, è una delle zone del Nepal ad accesso ristretto; il numero di permessi rilasciati ogni anno è limitato e richiede il pagamento di cospicue tasse giornaliere, il cui costo è incluso nel prezzo del viaggio.

Per il tour da Pokhara vengono utilizzate jeep tipo Land Cruiser o Mahindra Scorpio con 5 passeggeri (i mezzi dispongono di tre file di sedie). Il clima in questa stagione è normalmente secco, ma è sempre necessario essere attrezzati in modo opportuno per eventuali piogge;

Altre note

In tutto il tratto himalaiano oltre Sarangkot e fino al rientro a Katmandu si alloggia e si consumano i pasti nei ‘lodge’, le locande – rifugio himalaiane, che dopo decenni di trekking e passaggio di visitatori sono diventate dignitose e sufficientemente pulite; viene servito cibo gradevole con una discreta scelta.

Ciascuna di queste è stata opportunamente selezionata tra le migliori disponibili; ma si tenga presente che i servizi sono spesso comuni, l’acqua calda non è sempre disponibile ed a volte viene fornita solo col pagamento di un piccolo extra.

Programma del viaggio

1°G. | Mercoledì 13 maggio, partenza in volo per il Nepal

Per andare a Katmandu non ci sono collegamenti diretti dall’Italia e molti viaggiatori scelgono di transitare da Delhi in India o utilizzano linee aeree che fanno scalo in Medio Oriente; vi è un’ampia scelta e Amitaba può prenotare quella di maggior gradimento. La maggior parte dei voli prevede di viaggiare la notte arrivando nella giornata successiva.

2°G. | 14/5 Arrivo a Katmandu

Accoglienza in aeroporto da parte del corrispondente nepalese di Amitaba e trasferimento presso l’hotel Manaslu. Relax, riposo e cena di benvenut